Vi scrivo dal Festival del Giornalismo di Perugia che vede oggi la sua giornata conclusiva. Ieri ho partecipato all’incontro “Citizen journalism - i media siamo noi” un argomento che interessa da vicino il mondo dei bloggers.
Non a caso sono intervenuti ospiti illustri come Luca Conti (Pandemia), Luca De Biase (Nòva24),
Jan Schaffer (J-Lab) ed Ethan Zuckerman (Global Voices), il moderatore è stato Mario Adinolfi conduttore di Pugni in Tasca su MTV Italia.
Dapprima si è parlato dell’autorevolezza “della notizia” sul web, L.Conti ha affermato che i monoliti (come tg1-tg5) non esistono più e il web non è il figlio minore dei media, anzi.
Prende in esempio il fenomeno Wikipedia, sostenendo che è vero che in esso l’autorevolezza potrebbe essere messa in discussione per via del libero accesso degli utenti a cambiare il contenuto, ma Wikipedia è autorevole come l’Enciclopedia Britannica, perchè, l’autore della voce può essere sempre individuabile, e per di più, rispetto all’E.Britannica è in continuo aggiornamento. Stesso discorso per i blog: se un blogger viene riconosciuto come non autorevole (non attendibile), automaticamente sarà la rete dei blog ad escuderlo.
Ma la discussione si accende, quando intervenendo dal pubblico, Donatella Papi direttore di Comincialitalia, sostiene che la sua testata web è l’unica in Italia a fare citizen journalism, in quanto, tutti gli articoli rispettano le prassi giornalistiche, dalla struttura del testo alla grammatica, e che ciò non avviene per i blog.
Chiarisce L.Conti, affermando che nel citizen journalism ognuno può dare il proprio contributo. A volte anche nella blogosfera si cercano di individuare dei blog come ”portanti” rispetto agli altri, ciò è sbagliato, perchè, in tal modo si perdono i “punti di vista” della collettività. Infatti, i poteri del citizen juornalism sono nascosti nelle interazioni e nei commenti pienamente visibili.
Altro punto toccato è la relazione legge/blog: a rispondere sono L. De Biase e E. Zuckerman affermando, il primo, che in Italia ancora si fa fatica a distinguere il blogger dal giornalista professionista e il secondo, che in America i bloggers sono protetti con le stesse leggi e le istituzioni che proteggono i giornalisti, quando (e solo quando) i blogger commettetono atti di giornalismo.
L.De Biase afferma ancora, di <non regolare ciò che non deve essere regolato. I politici non sono aggiornati sul fenomeno blogosfera. I bloggers devono essere considerati come “società” e non come giornalismo>.
Avanti bloggers, ci sono occassioni di sviluppo per tutti noi nel medio e lungo termine; l’informazione sul web, come L. Conti afferma, sarà il canale di distribuzione più importante ed entrarà con successo nelle nostre case (tv-internet). Noi ci siamo, noi ci crediamo.
Contributi da Youtube: L. Conti; L. De Biase; intervista a L. De Biase; intervista a E. Zuckerman
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